03/12/2023 17:14
Ricerca dello IAL Emilia-Romagna. Scuola, il “sorpasso” degli enti di formazione: hanno più iscritti degli istituti professionali
Anche in Emilia-Romagna calano gli iscritti agli istituti professionali e aumentano quelli degli enti accreditati per la formazione professionale.
La tendenza è confermata dall’andamento delle iscrizioni allo Ial Emilia-Romagna, che nel 2022 ha avuto 1.105 allievi iscritti ai percorsi IeFP (istruzione e formazione professionale).
I corsi Ial attirano perché il 66% dei giovani che li frequentano trova entro sei mesi un lavoro coerente con la formazione ricevuta.
Lo certifica una ricerca, intitolata “Giovani talenti si formano” e curata dal consigliere di amministrazione Ial Claudio Arlati, che ha misurato il tasso di efficacia formativa, efficacia complessiva e di occupazione coerente, ponendo enfasi sui temi della qualità del percorso formativo e della vita lavorativa.
Dalla ricerca, condotta su quasi 4 mila persone formate tra il 2017 al 2022 a Piacenza, Modena, Serramazzoni, Ferrara, Ravenna, Cesenatico e Riccione, emerge che l’84% degli allievi è nato in Italia, mentre il restante 16% proviene da Marocco, Tunisia, Egitto, Cina, Pakistan, Ucraina, Albania e alcuni paesi del Sudamerica.
«Il sistema di istruzione e formazione professionale svolge un ruolo fondamentale nell’integrazione e inclusione dei ragazzi – commenta il presidente dello Ial Emilia-Romagna Ciro Donnarumma – L’andamento delle iscrizioni conferma che esso non è più solo una seconda chance per chi fatica alle scuole superiori, ma una vera e propria alternativa per entrare nel mercato del lavoro. Deve, perciò, essere riconosciuto come parte integrante del sistema educativo nazionale. Per questo chiediamo alla Regione Emilia-Romagna che i ragazzi possano iscriversi ai nostri corsi già dalla fine della scuola secondaria di primo grado e non, come accade ora, dopo aver frequentato almeno un anno di scuola superiore».
Della formazione erogata dallo Ial gli allievi apprezzano soprattutto i contenuti (32%) e laboratori (30%), ma anche i docenti (19%) e il metodo d’insegnamento (18%).
Terminato il percorso formativo all’età di 18 anni, il 22% degli allievi sente il bisogno di formazione ulteriore: è una percentuale significativa, considerato che questi ragazzi arrivano spesso da fallimenti in altri ambiti scolastici.
Se la ricerca di un lavoro coerente con la formazione non è quasi mai un problema (lo trova il 65%), il discorso cambia se si guarda alla qualità del lavoro.
Pur essendo in maggioranza assunto con contratti a tempo determinato o indeterminato, il 69% degli ex allievi Ial non è soddisfatto della propria situazione lavorativa.
I motivi? Bassi salari in due casi su tre, ma anche scarsa autonomia (17%), carichi di lavoro (9%) e difficoltà a conciliare vita privata e lavoro (8%).
«Questo è un problema che non riguarda solo sindacati e imprese – sottolinea Donnarumma – Non possiamo permetterci di perdere ragazzi di talento dopo che abbiamo investito tanto per formarli. Alla luce del crollo demografico e delle crescenti difficoltà delle aziende a trovare manodopera, l’intera società regionale, a partire dalle istituzioni, deve garantire le condizioni necessarie affinché i giovani possano realizzare sul nostro territorio i loro progetti di vita e lavoro», conclude il presidente dello Ial Emilia-Romagna.
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