21/03/2025 10:33
Da una ricerca dello IAL Emilia Romagna risulta che per i giovani il lavoro è importante ma non a scapito della vita personale
Il lavoro non è più solo un dovere da compiere, tantomeno la cosa più importante della vita. Deve dare sicurezza economica, ma soprattutto offrire la possibilità di realizzare le proprie passioni e desideri di crescere professionalmente, senza sacrificare affetti e tempo libero.
Sono i risultati della ricerca “Il futuro del lavoro visto dalle giovani generazioni”, realizzata da Ial Emilia-Romagna (ente di formazione professionale accreditato dalla Regione) e presentata oggi a Bologna.
Prima del suo genere in Emilia-Romagna, la ricerca è stata curata dal centro studi Ial Emilia-Romagna, che ha raccolto e analizzato le risposte contenute in 406 questionari compilati dalle ragazze e ragazzi che frequentano i terzi e quarti anni nelle quindici sedi dello Ial distribuite da Piacenza a Riccione.
«I risultati confermano la necessità di accompagnare l’istruzione e formazione professionale in un processo di miglioramento continuo finalizzato all’occupabilità di chi esce dalle nostre scuole – afferma il presidente di Ial Emilia-Romagna Ciro Donnarumma – Nello stesso tempo dobbiamo avere un’attenzione costante alle competenze relazionali, che non sono meno importanti di quelle teoriche e tecniche. Noi non insegniamo solo un mestiere, ma a diventare adulti».
Dalla ricerca emerge che per i giovani conta molto la qualità della vita lavorativa e la possibilità di esprimere la propria creatività, anche attraverso il lavoro manuale e artigiano.
Colpisce il desiderio del lavoro come luogo in cui i giovani possano essere sé stessi, accettati così come sono e imparare sempre cose nuove
«Il classico schema di vita “scuola–lavoro fisso-pensione” è saltato da tempo – spiega il curatore della ricerca Claudio Arlati – Oggi i giovani aspirano a svolgere lavori che non si limitino a soddisfare bisogni materiali, ma anche immateriali. Per questo sono disposti a cambiare spesso il posto di lavoro e non hanno paura di andare all’estero».
La stessa formazione professionale, pur garantendo l’occupabilità a otto ragazzi su dieci che frequentano i corsi Ial in Emilia-Romagna, è chiamata a rispondere a nuove sfide, a partire dal calo demografico e dall’intelligenza artificiale.
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